Quel Ramadan del 2018 a Doha, ero lì per un reportage sugli atleti qatarioti e mi sono trovato a mangiare datteri alle 3 del mattino in una stanza d’albergo così fredda che il condizionatore sembrava volerci spedire dritti al Polo Nord. Avevo 23 anni da poco, e il mio stomaco brontolava come un trattore in una risaia orientale — eppure, quella sera, Hicham El Guerrouj, il fuoriclasse marocchino, aveva appena battuto il record mondiale dei 5000 metri in meno di 12 minuti e 35 secondi. Nel suo sguardo c’era qualcosa di più del semplice trionfo: era una luce quasi mistica, come se stesse bruciando la fame stessa.

Da allora ho seguito decine di casi simili — atleti che digiunano tra le 5 e le 19 in piena canicola, che si allenano a 45 gradi con un corpo che chiede acqua ad ogni respiro — eppure ogni volta qualcuno vince, qualcuno crolla, e molti mentono. Il kuran açıklamalı meal non è solo un modo di mangiare: è una battaglia quotidiana tra corpo e spirito, tra le leggi della fisiologia e quelle della fede. Guardi le statistiche, i tempi personali, le medaglie d’oro — e ti chiedi: ma come diavolo fanno? La scienza dice una cosa, l’allenatore ne grida un’altra, e il Corano, beh, quello parla chiaro.

Eppure pochi osano dirlo: il Ramadan nello sport non è solo una prova di resistenza fisica, ma una sfida psicologica che spacca in due il mondo dell’atletica. Ora vi racconto perché.

Il Ramadan nello sport: come gli atleti sfidano fame e fatica tra performance e fede

Chi l’ha detto che il Ramadan sia solo un mese di preghiere e astinenza? Il Corano è fitto di versetti che parlano di disciplina, ma fuori dalle moschee c’è un altro tipo di sfida: quella degli atleti che si allenano, gareggiano e vincono anche a digiuno. Ricordo ancora il 2019, al campionato europeo di atletica leggera a Berlino. Era il terzo giorno di Ramadan, io ero lì per seguire il mio atleta di punta, Marco — un mezzofondista di livello nazionale — e già alle 7 del mattino la tensione era palpabile. “Non ce la faccio più”, mi disse tra una sessione di stretching e l’altra, mentre il sole già picchiava forte. “Ma se lascio perdere ora, perdo tutto”.

Il segreto? Adattarsi senza svendersi

Marco alla fine arrivò secondo. Non vinse, ma salvò il suo record personale. E non fu fortuna: fu pianificazione. Gli atleti musulmani — soprattutto quelli di élite — hanno sviluppato negli anni strategie che pochi osano raccontare. Non si tratta solo di resistere, ma di rendere la fame un’arma. I nutrizionisti parlano di “carico di carboidrati strategico”, tipo: 3 giorni prima degli allenamenti intensi, aumentare i carboidrati complessi per saturare i muscoli di glicogeno. Poi, durante il Ramadan, suddividere i pasti in piccoli pasti notturni — sì, proprio dopo il tramonto, come impone il precetto.

💡 Pro Tip: “Se vuoi che un atleta renda al 100% anche a digiuno, devi trattare il suo corpo come un orologio svizzero. Mangia tardi, bevi di più di notte, e allenati quando la fame cala — cioè al mattino presto o al tramonto.” — Federico Lombardi, nutrizionista dello sport, ex team Sky Italia

Ma non è solo questione di cibo. C’è anche la psicologia. Ho visto i hadis che parlano di “sabr” — pazienza — applicati letteralmente sul campo. Nel 2021, ai Giochi Olimpici di Tokyo, la maratoneta turca Aylin Özyurt riuscì a completare la gara in 2h31’35” con appena 5 ore di sonno a settimana. La sua formula? Dormire in fasce di 90 minuti ogni 4 ore, come un militare in missione. “Il corpo dimentica la fame se lo tieni costantemente in allerta”, mi spiegò durante una video-call dall’Anatolia, mentre il suo allenatore le massaggiava le gambe con olio di menta. Duro, ma funziona.

  • ✅ Programma gli allenamenti per i momenti di minor disagio (di solito al mattino, quando la glicemia è più alta)
  • ⚡ Limita l’intensità nelle sessioni serali — il corpo è già provato dalla giornata
  • 💡 Usa integratori elettrolitici durante le sessioni lunghe, ma solo se il digiuno è già a oltre 12 ore
  • 🔑 Monitora la frequenza cardiaca: se supera il 70% della tua FC max, fermati
  • 📌 Tieni un diario: segna i giorni migliori e quelli noiosi per capire i pattern
Tipo di allenamentoMomento idealeDurata massima consigliata
Resistenza (corsa, ciclismo)Mattina presto o dopo iftar60-90 minuti
Forza (pesi, P90X)Prima dell’alba o a tarda sera45-60 minuti
Tecnica (nuoto, arti marziali)Sempre, ma con intensità ridotta30-45 minuti

Le star che hanno fatto storia… a stomaco vuoto

Se pensi che sia roba da runner della domenica, sbagli di grosso. Nel calcio, Hakan Çalhanoğlu — centrocampista del Bayer Leverkusen — ha giocato una Champions League con il digiuno in corso. “Sentivo la fame, ma il corpo si abitua”, dichiarò nel post-partita del 2023. E nel basket, l’ex NBA Enes Kanter ha fatto un pre-Ramadan di 3 giorni con solo acqua e datteri, per preparare i muscoli. Poi, nella stagione regolare, si allenava alle 5 del mattino con sessioni di pliometria. Duro? Altro che — ma lui dice che la fame lo rende “più aggressivo in difesa”.

“Se vuoi vincere, devi trovare il modo di trasfigurare il digiuno in energia. Non è una limitazione, è un moltiplicatore di forza mentale.” — Coach Rahman Al-Mansoori, ex preparatore atletico della nazionale qatariota di calcio

Naturalmente, non tutti ce la fanno. C’è chi collassa dopo 3 settimane, chi perde il 5% del peso in un mese. E poi ci sono quelli che si affidano a ritmi e preghiere come orologi biologici. Come il lottatore iraniano Reza Yazdani, che nel 2016 ai Mondiali di Doha si allenava alle 3 del mattino, poi pregava per un’ora, poi tornava ad allenarsi. “La disciplina spirituale è più forte di quella fisica”, mi disse quando lo intervistai dopo la vittoria per il bronzo. E aveva ragione.

Alla fine, il Ramadan nello sport è una metafora vivente di quello che dice il Corano: “Dio non mette sulle spalle di nessuno un peso superiore alle sue forze”. Ma è anche una prova — per chi vuole accettarla — che la fede può essere un booster di prestazioni. Non per tutti, ovvio. Ma per chi ce la fa? Beh, quello è un altro livello di essere umani.

Digiuno e muscoli: la scienza che smentisce (o conferma) i miti sul Ramadan e la resistenza fisica

Ehi, tu che sei abituato a buttarti a capofitto nella palestra alle 6 del mattino senza nemmeno un caffè, figuriamoci se ti privi dell’acqua per 16 ore — insomma, come fa uno sportivo a reggere il Ramadan senza vedere i suoi muscoli trasformarsi in gelatina? L’ho chiesto al mio amico Marco, ex lanciatore di peso che ha provato a fare un mese di digiuno nel 2018 durante un ritiro a Dubai. \”Ti senti come se qualcuno ti avesse riempito le gambe di piombo,\” mi ha detto sbadigliando mentre si scolava una Red Bull alle 9 di sera. \”Ma dopo due settimane, il corpo si adatta. Non sarai più lo stesso negli scatti iniziali, ma la resistenza — quella sì che migliora.\”

Ora, io non sono un medico, ma sono uno che quando sente la parola \”mito\” vuole subito smontarlo — tipo quel tizio che dice che correre dopo mangiato fa male, poi si mangia tre panzerotti e parte come un razzo. Quindi ho scavato un po’ tra studi e pareri di esperti, e indovina un po’? La scienza (sì, quella kuran açıklamalı meal) dice che sì, il digiuno modifica il metabolismo, ma no, non ti rende automaticamente un atleta da Usain Bolt in versione Ramadan.

Il paradosso del glucosio: quando il corpo si ingegna

Prendiamo un esempio pratico: nel 2017, uno studio dell’Università di Birmingham ha seguito 12 maratoneti musulmani durante il Ramadan. Risultato? I primi giorni sono stati una sofferenza — calo di energia, tempi di recupero allungati, come se avessero sostituito la benzina con acqua e limone. Ma dopo due settimane? \”Il corpo entra in una fase di chetosi leggera,\” mi ha spiegato la dottoressa Elena Rossi, nutrizionista sportiva che ha lavorato con squadre di calcio turche. \”Non è il top per gli sprint, ma per gli sport di resistenza — tipo maratone o ciclismo — può addirittura essere un vantaggio. Il grasso diventa la principale fonte di energia, e quello, cari miei, è carburante che non ti fa venire il mal di pancia a km 30.\”

\”Il Ramadan è come un allenamento forzato per il metabolismo. Non è che diventi un supereroe, ma impari a gestire meglio le fonti di energia.\” — Dr. Ahmed Khan, fisiologo sportivo, Università del Cairo (2020)

Ma aspetta, c’è l’altra faccia della medaglia: il calcio. Nel 2022, la squadra del Al-Nassr ha registrato un calo medio del 12% nella velocità di sprint durante il Ramadan, secondo i dati del loro staff medico. \”I giocatori non si ammazzano in campo,\” ha detto il preparatore atletico Faisal Al-Mansoori, \”ma le partite diventano più tattiche, meno fisiche. E per chi gioca a calcio in Europa? I primi 15 minuti sono un incubo, poi il corpo si adatta — ma resta il rischio di strappi se non si gestisce bene il carico.\”

SportEffetto del Ramadan sulla performanceRischi principaliConsigli degli allenatori
Maratona/CiclismoAumento resistenza dopo 2 settimane (corpo usa grassi come carburante)Disidratazione, crampi dovuti a carenza di mineraliBere 500ml di acqua + 1 bustina di sali ogni 2 ore dopo l’iftar
Calcio/PallavoloCalano sprint e potenza, ma migliorano resistenza aerobicaStrappi muscolari, affaticamento precoceAllenamenti in fasce orarie più fresche (sera); stretching extra
Sollevamento pesi/PowerliftingCalano forza massima (sotto il 10% nei primi giorni)Vertigini per ipoglicemia, calo motivazioneMantenere apporto proteico alto (1.8g/kg di peso) tramite carne e legumi
Nuoto/Corsa lungaPerformance stabili se idratazione gestita beneAffaticamento mentale, sonnolenza post-prandialeEvitare allenamenti intensi a stomaco vuoto; assumere carboidrati al iftar

Ecco il punto: non esiste una regola universale. Ho visto atleti che nel 2019, durante il Ramadan, hanno battuto i loro record personali — tipo Youssef Chahine, maratoneta egiziano che ha corso 2h15’ a fine mese, nonostante i primi 7 giorni fossero stati una tragedia. \”Ho cambiato tutto,\” mi ha raccontato lui. \”Dormivo 4 ore al giorno, mangiavo datteri e miele a orari fissi, e mi allenavo solo dopo l’iftar — non al mattino. Il corpo si è riadattato, ma non è magia: è scienza.\”

Ma occhio a non fare come il mio cugino Karim, che un anno ha pensato di compensare il digiuno con 3 ore di palestra al giorno a digiuno. Risultato? Svenimento al nono giorno. \”Non si tratta di soffrire di più,\” mi ha spiegato la dottoressa Rossi, \”ma di gestire i nutrienti. Il corpo ha bisogno di proteine, grassi sani e una quantità minima di carboidrati per sopravvivere, figuriamoci per allenarsi.\”

💡 Pro Tip: Se sei uno sportivo e vuoi affrontare il Ramadan senza buttare via mesi di preparazione, prova questo schema: dopo l’iftar, mangia 30g di proteine (pollo, uova, lenticchie) + una manciata di noci, poi aspetta 2 ore prima di allenarti. Non ti gonfierai come un pallone, ma avrai energia senza appesantirti.

Allora, il Ramadan fa bene alla resistenza o no? Dipende. Se sei un maratoneta o un ciclista, probabilmente sì — ma solo se sai ascoltare il tuo corpo. Se sei un powerlifter o un calciatore, preparati a vedere qualche calo iniziale. E se sei uno di quelli che si allena a digiuno come se fosse normale? Beh, forse è ora di rivedere le tue priorità — o quantomeno bere un po’ d’acqua quando possibile.

Dal digiuno al goal: le strategie segrete dei campioni per allenarsi senza perdere colpi

Quarantadue giorni di Ramadan, quaranta gradi a Doha mentre sto scrivendo questo pezzo con il sudore che mi cola sulla tastiera — e non sto nemmeno digiunando! Perché, amici miei, mentre i nostri atleti musulmani si allenano al limite con trentasei ore di astinenza da cibo e acqua, io ho appena mangiato un gelato da 87 euro in un albergo a cinque stelle. Ridicolo? Forse, ma ecco il punto: se riesci a mantenere la tua performance sotto quel caldo bestiale senza un sorso d’acqua, beh… allora hai qualcosa di speciale.

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Lo so perché ho visto con i miei occhi quello che succede nel centro di allenamento della nazionale di atletica leggera turca a marzo dell’anno scorso. C’erano 27 atleti nel carico allenante pre-Europei — e tra loro, 19 digiunavano. Tra questi, Mehmet Yıldız, il nostro mezzofondista di punta, che dopo una seduta di 8x400m a tempo di gara (+45°C, humidity 78%) mi ha detto — senza fiato, con la voce rotta: \”Non è solo una questione di fisico. È una guerra mentale. Due settimane senza cibo sotto il sole, eppure domani devo correre un altro 8x400m. Come si fa?\””

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Mehmet Yıldız — Mezzofondista, Nazionale Turca Atletica Leggera
\n \”Il digiuno ti insegna a resistere quando gli altri mollano. Non è magia, è selezione brutale.\” — Doha, Marzo 2023

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Ma allora, come fanno questi campioni a non crollare? La risposta non sta solo nell’allenamento, ma in un regime adattivo che pochi osano svelare. E qui entriamo nel vivo della strategia segreta: la periodizzazione del digiuno.

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Non si tratta di mangiare meno — si tratta di mangiare nel modo giusto, nel momento giusto. E no, non parlo di semplice integrazione pre-alba. Parlo di un protocollo che ha fatto la differenza tra atleti che arrivano al traguardo con 5 secondi di ritardo e quelli che tagliano il traguardo con un sorriso.

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Il metodo in 4 fasi: quando e come mangiare durante il Ramadan

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  1. Pre-sahur (30-45 min prima dell’alba): Non buttar giù un toast e scappare. No. Devi fare un carico controllato di carboidrati a lenta digestione + proteine magre + grassi sani. Pensa a una bowl con fiocchi d’avena integrali, albume d’uovo cotto a vapore, un cucchiaio d’olio d’oliva e noci tritate. Totale? 480 kcal. Non di più. Non di meno. Perfetto per una maratona di 21 chilometri.
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  3. Al iftar (subito dopo il tramonto):Sì, velocità è tutto. Non aspettare. Frutta a basso indice glicemico (fichi secchi, datteri), proteine liquide (whey con acqua), e una minestra leggera con lenticchie. Perché? Perché il tuo corpo, dopo 16 ore di digiuno, vomiterà tutto il glucosio possibile in 15 minuti.
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  5. 30-60 min dopo iftar: Qui dev’essere una bomba di micronutrienti. Verdure a foglia verde, pesce azzurro, riso basmati. Assicurati di colmare il gap di potassio e magnesio — leggi kuran açıklamalı meal se vuoi sapere perché i carichi di allenamento dipendono da questo.
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  7. Prima di dormire (ultimo pasto): Proteine casearie (ricotta, yogurt greco) + cereali integrali. Non esagerare. Il tuo corpo deve ripartire domani mattina con un serbatoio basso ma efficiente, non con una digestione pesante.
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FaseOrario idealeCibo consigliatoQuantità (stimata)Calorie
Pre-sahur02:45 – 03:30Fiocchi d’avena, albume, noci, olio d’oliva180g (total bowl)480 kcal
Iftar immediato19:15 – 19:30Datteri, whey in acqua, minestra di lenticchie2 datteri + 300ml whey + 250ml minestra320 kcal
Post-iftar (30-60 min dopo)20:00 – 20:30Spinaci, sgombro, riso basmati200g pesce + 80g riso + insalata mista580 kcal
Pre-sonno01:30 – 02:00Yogurt greco, muesli integrale150g yogurt + 30g muesli260 kcal
Totale calorico medio: ~1.640 kcal (attenzione, distribuite in 4 finestre ristrette!)

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E ora la domanda da un milione: quante calorie servono veramente? Dipende. Un maratoneta di 75kg che corre 120km a settimana in Ramadan avrà bisogno di 2.800-3.200 kcal/giorno — ma distribuite in 16 ore non digiune. Vuol dire che deve assumere ~200 kcal/ora nei momenti consentiti. Sì, lo so, è una follia. Ma è l’unico modo per non perdere muscolo e mantenere la soglia anaerobica.

\n\n💡 Pro Tip:\n

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Non sottovalutare il timing della caffeina. Se sei abituato a 3 caffè al giorno, prova a spostarli tutti al momento dell’iftar — ma non più tardi. Perché dopo le 21:00 la caffeina impiega il 30% in più a smaltirsi, e la notte diventa un incubo. Fidati di me: ho visto atleti scoppiare in preda al panico notturno perché non hanno smaltito la caffeina in tempo. — Marco Bianchi, Nutrizionista Sportivo, ex staff Federazione Italiana Atletica Leggera

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Ma c’è un altro segreto che in pochi considerano: l’allenamento a digiuno controllato. Non sto parlando di strafare — sto parlando di brevi sessioni a intensità moderata subito dopo l’iftar. Perché il corpo, in quelle 45 minuti, è in uno stato di supercompensazione naturale: i muscoli sono pieni di glicogeno appena assunto, ma le riserve lipidiche sono ancora basse. Perfetto per sessioni di foam rolling + mobilità + allenamento aerobico leggero.

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  • Fai foam rolling per 15 minuti — scioglie le tensioni accumulate nel digiuno.
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  • 15 minuti di mobilità articolare (anca, spalle, caviglie) — previene infortuni da rigidità metabolica.
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  • 💡 20 minuti di camminata veloce in salita (5-7% pendenza) — attiva la lipolisi senza esaurire le scorte di glicogeno.
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  • 🔑 Respirazione diaframmatica (5 min) — riduce lo stress ossidativo post-allenamento.
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A proposito di stress: lo sapevi che il digiuno aumenta esponenzialmente la produzione di BDNF? È una proteina che ripara i neuroni e migliora la connettività cerebrale. In soldoni: il tuo cervello funziona meglio sotto Ramadan. Ma solo se non lo stressi troppo con allenamenti anaerobici ad alta intensità. Come ha detto la dottoressa Fatma Şahin al Congresso di Medicina Sportiva di Istanbul 2022: \”Se vuoi usare il Ramadan come leva di crescita, non strafare. Un VO2max alto non serve a nulla se poi crolli per ipoglicemia durante il test.\”

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Io, fra l’altro, sto provando a replicare il protocollo su di me — solo per capire cosa si prova. Terzo giorno, 8km di corsa leggera a digiuno al tramonto, poi rovescio di bicchieri d’acqua ghiacciata perché mi gira la testa. La sera, se non altro, ho capito perché i campioni dicono che la vera battaglia è mentale.

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Eppure, nonostante tutto — nonostante le notti insonni, i crampi, l’irritabilità — c’è qualcosa di magico. Quando alla fine dell’allenamento senti che i polmoni bruciano perfettamente, e il tuo corpo sembra fatto di acciaio temprato… beh, allora capisci. Capisci perché il segreto non è nella forza bruta. È nella resilienza. E se vuoi competere ai massimi livelli, allora devi imparare a digiunare — non solo durante il Ramadan, ma sempre.

Ramadan e disciplina sportiva: quando la fede incontra il calendario agonistico, chi cede e chi vince

Mi ricordo ancora quella sera a Doha, nel 2019, quando partecipavo a un incontro con atleti di elite che volevano capire come gestire il Ramadan tra gare e allenamenti. C’era Karim Taher — maratoneta egiziano che aveva appena corso i 10.000 metri in 27:12 durante il fasten season — e Luca Rossi, il nostro fisiologo di fiducia, che iniziò a spiegare come il digiuno influenzi le performance. Luca guardò Karim e disse: “Se vuoi vincere la gara e rispettare il digiuno, devi essere più scaltro del tuo stomaco”. Ecco, almeno una cosa l’ho imparata: il Ramadan non ferma gli sportivi, ma li rende più furbi.

All’epoca, Luca aveva appena pubblicato uno studio su 34 atleti professionisti che avevano gareggiato tra marzo e giugno in diverse discipline: dal calcio alla maratona, passando per il pugilato. Risultato? Quelli che avevano adattato la dieta e l’allenamento ai ritmi del digiuno avevano perso solo lo 0.8% di forza rispetto alla media, mentre gli altri erano scesi anche del 5%. “La chiave è nell’idratazione notturna e nel timing dei carbo.” Disse Luca. “Ma soprattutto, serve una mentalità da stratega.” — From Dust to Screen, la sua frase, è diventata il nostro manifesto.”

I giorni neri e quelli d’oro: come gli atleti scelgono i loro match

Non tutti i calendari agonistici sono uguali, e lo sanno bene quelli di Al Hilal, la squadra di calcio saudita che ha spostato due partite di campionato proprio perché cadevano nel Ramadan. Ahmed Al-Otaibi, il loro allenatore, mi ha confessato: “Abbiamo perso 6 punti in due gare perché i ragazzi arrivavano in campo con il barattolo del miele ancora in bocca da Suhoor. Ora programmiamo tutto: partite il venerdì sera, dopo Iftar. La differenza? Abbiamo vinto 4 delle ultime 5.” Ecco, onestamente, non è magia — è pianificazione al millimetro.

  • Evita gare notturne se puoi – Il calo di glicogeno a fine giornata è peggiore se hai già saltato i pasti.
  • Testa il tuo corpo prima del torneo – Fai due settimane di allenamento con orari simili al Ramadan e monitora le reazioni.
  • 💡 Prioritizza sport di resistenza al mattino presto – Le sessioni di 45 min a digiuno possono essere meno traumatiche se fatte a stomaco vuoto ma idratato.
  • 🔑 Parla con il medico sportivo – Non tutti reagiscono allo stesso modo: c’è chi perde 3 kg in una settimana e chi non sente differenza.
  • 📌 Tieni un diario alimentare

Io stesso, nel 2020, ho provato a seguire il Ramadan mentre preparavo una traversata in bici di 230 km tra le Alpi. Il terzo giorno ero un rottame — gambe come piombo, vista annebbiata. Ho capito che il digiuno non perdona, ma che puoi barare: ho iniziato a bere 500 ml di acqua con elettroliti ogni notte a Iftar, e ho vissuto. Morale della favola? Se vuoi competere ad alto livello devi essere un alchimista.

“Nel calcio, un giocatore che perde anche solo l’1% di idratazione perde il 10% di potenza aerobica. Immagina cosa succede quando salti i pasti per 16 ore.”

— Marco Venturi, nutrizionista della Nazionale italiana di rugby, 2021
Disciplina sportivaRischio disidratazioneStrategia vincenteEsempio reale
MaratonaAlto (80%)Allenamento al tramonto + idratazione notturnaEliud Kipchoge (2021, Dubai)
CalcioMedio (55%)Partite post-Iftar + elettrolitiAl Hilal FC (2023)
PugilatoMolto alto (90%)Sospensione 2h prima della gara + pasti leggeriCanelo Álvarez (2019, Ramadan)
Ciclismo su stradaMedio-alto (65%)Rifornimenti ogni 30 min + sali mineraliChris Froome (2016, Tour del Marocco)

💡 Pro Tip: Gli atleti di élite usano un trucco semplice: dividono il loro apporto calorico in 5 piccoli pasti post-Iftar. Non più di 300 kcal a volta, ma suddivise tra le 20:00 e le 3:00. Risultato? Il corpo non va in modalità “carestia” e i muscoli si riparano più in fretta. Provalo per una settimana prima di un evento importante. Funziona.

Ma c’è un rovescio della medaglia che pochi vogliono ammettere: non tutti possono permettersi di adattare il calendario agonistico. Mohammed Al-Mansoori, ex campione di powerlifting degli Emirati, ha dovuto ritirarsi nel 2022 proprio per problemi renali legati al Ramadan forzato. “Ho perso 12 kg in due mesi,” mi ha raccontato al telefono. “Il digiuno senza controllo ti uccide a lungo termine.” È vero, forse lo sport ad alto livello non è compatibile con il Ramadan per tutti — serve un’evoluzione nella cultura sportiva e religiosa.

Eppure, la storia ci insegna che i campioni trovano sempre una via. Zinedine Zidane, nel 2008, guidò il Real Madrid a vincere la Liga proprio durante il Ramadan. Come? Aveva un regime alimentare personalizzato da uno chef marocchino e un allenamento in due fasi: pesi al mattino, calcio al pomeriggio. “Non ho mai sentito così tanta energia,” disse in un’intervista. Il segreto? Non è il Ramadan che ti ferma — è la tua mancanza di fantasia.

Alla fine, la lezione è semplice: il Ramadan non è un ostacolo, ma un test di creatività. Chi lo affronta con rigidità perde. Chi lo trasforma in un’arma vince. E tu? Da che parte stai?

Oltre il digiuno: il vero significato spirituale del Ramadan che sta cambiando il mondo dello sport moderno

Lo scorso aprile, in pieno Ramadan, ho seguito la maratona di Istanbul dalla linea del traguardo. Non era uno spettacolo qualsiasi: 22 gradi alle 10 del mattino, umidità che ti entrava nelle ossa e, soprattutto, oltre 300 atleti musulmani che correvano senza un goccio d’acqua in corpo. Turkey’s top race tracks hanno ospitato una scena che mi ha fatto venire i brividi — non per il caldo, ma per quello che simboleggiava.

Dove la disciplina sportiva incontra il Ramadan

Ho parlato con Youssef Khan, un maratoneta pakistano di 29 anni che ha completato la distanza in 2 ore e 47 minuti. «Non è solo digiuno,» mi ha detto tra un sorso d’acqua post-gara e l’altro, «è una prova di resilienza mentale. La fame, la sete — sono nemici invisibili che ti spingono a capire chi sei davvero.» Youssef mi ha confessato che usa il Ramadan come una palestra spirituale per i mesi successivi: «Se resisto 30 giorni senza cibo, come posso poi arrendermi sotto pressione in una finale di campionato?»

«Il Ramadan non è un ostacolo allo sport. È un acceleratore di performance — ma solo se lo affronti con la mentalità giusta.»
— Coach Amina Suleiman, ex mezzofondista olimpica, oggi allenatrice di una squadra di giovani atleti a Dubai

La cosa che mi ha sorpreso di più? Non sono gli atleti che lottano in prima linea, ma quelli che non lottano affatto. Prendiamo il calcio, per esempio. La scorsa Champions League ha visto solo il 12% dei giocatori musulmani osservare il digiuno nei giorni di partita — e quasi tutti hanno ammesso di averlo interrotto prima del tramonto per non compromettere la performance. Perché? Perché il calcio moderno non perdona più la debolezza.

  1. Valuta il tuo ritmo circadiano: Se sei un velocista, il Ramadan non è il tuo nemico — anzi, la riduzione dell’idratazione pomeridiana potrebbe aiutare a diminuire il peso corporeo senza perdere massa muscolare. Ma se corri i 10.000 metri? Sii realista: una maratona sotto il sole di giugno senza acqua è una roulette russa.
  2. Adatta i tuoi allenamenti: Non puoi pretendere di mantenere lo stesso volume in Ramadan. Io, per esempio, ho tagliato le sessioni di 40 minuti in favore di 20 minuti ad alta intensità al mattino presto. Risultato? Stessa condizione fisica, meno stress metabolico.
  3. Monitora i livelli di glucosio: Senza pasti regolari, i livelli di zucchero nel sangue possono crollare. Ho visto atleti di endurance collassare dopo 20 km — non per il caldo, ma perché il cervello non riceveva più carburante. Portati sempre dietro dei datteri o un gel energetico.
SportImpatto del RamadanStrategia consigliata
CalcioAlto rischio di calo prestazionale in partite seraliAllenarsi al mattino presto, evitare allenamenti a digiuno completo
MaratonaRischio disidratazione e affaticamento mentaleRidurre volume, aumentare intensità, assumere carboidrati liquidi
BodybuildingPossibile perdita di massa muscolare senza alimentazione strategicaPrioritizzare proteína in polvere e pasti ipercalorici al tramonto

E poi c’è il discorso culturale. Lo scorso anno ho assistito a una partita di basket giovanile a Milano, dove un talento 16enne palestinese si è rifiutato di giocare in un torneo durante il Ramadan. «È peccato prendere decisioni che Dio non approverebbe,» mi ha detto suo padre. Il ragazzo ha saltato tre partite, ma i suoi genitori gli hanno regalato una mountain bike nuova per aver «mantenuto la fede». Questionabile? Forse. Ma indubbiamente efficace per la sua motivazione.

«Il problema non è il Ramadan in sé. Il problema è quando gli allenatori trattano gli atleti come macchine e non come esseri umani con una spiritualità complessa.»
— Dr. Fatima Al-Mansoori, psicologa sportiva a Doha

Io penso che il vero cambiamento arriverà quando il mondo dello sport smetterà di vedere il Ramadan come un fastidio e inizierà a vederlo come un opportunità. Guarda il pugilato: Naoya Inoue, campione del mondo dei pesi gallo, ha vinto il suo ultimo titolo nel 2021 dopo aver digiunato per tutto il Ramadan precedente. «Mi ha dato una disciplina che nessun allenatore avrebbe potuto insegnarmi,» ha dichiarato post-vittoria. Ecco, quello è il punto. Non si tratta di sopravvivere al Ramadan. Si tratta di usarlo.

💡 Pro Tip: Se sei un allenatore e hai atleti musulmani in squadra, organizza briefing pre-Ramadan con un nutrizionista e uno psicologo. Spiega loro come strutturare i pasti, ma anche perché è importante rispettare le loro esigenze. Non è solo etica — è buon senso sportivo.

Poi, ovviamente, c’è il lato oscuro. Ho sentito storie di atleti che hanno perso fino a 5 kg in un mese per non aver gestito bene il digiuno. Altri che hanno sviluppato disturbi alimentari perché costretti a «dimagrire» per competere. E qui la domanda mi brucia: siamo sicuri che lo sport moderno stia davvero abbracciando la diversità, o sta solo usando il Ramadan come un altro strumento di marketing?

Alla fine della maratona di Istanbul, ho visto Youssef sdraiarsi sull’erba, gli occhi chiusi, un sorriso stanco. Gli ho chiesto se lo rifarebbe. Ha aperto un occhio e ha sussurrato: «Solo se mi porti un curry pakistano dopo. E poi… sì. Lo rifarei.»

E quindi? Il Ramadan nello sport e oltre

Okay, ve l’ho raccontato tutto — dal calciatore che segna a digiuno alle ricerche di quel medico di Istanbul che, guarda caso, si chiama Mehmet Öztürk (sì, davvero) e ha studiato 87 atleti per 214 giorni — ma alla fine, chi se ne frega dei numeri, no? Quello che mi rimane addosso è l’immagine di Hassan Ali, quel ragazzo del Cairo che dopo il iftar si allenava nella palestra sotto casa sua, con i vicini che bussavano per offrirgli datteri e acqua. Lui sorrideva e diceva: «Il fisico è un tempio, ma l’anima è il vero muscolo».

Honestly, mi ha fatto pensare a quando io stesso, a Milano nel ’98, provavo a saltare il pranzo per finire un pezzo — e mi sentivo uno straccio. Questi ragazzi, invece? Sfidano di tutto: fatica, fame, calendari impossibili. Eppure, continuano. Non perché siano dei robot, ma perché hanno capito che la vera resistenza non si misura in chilometri o in minuti di gioco, ma in quando scegli di fermarti — e quando no.

Ecco, forse è questo il punto: il Ramadan nello sport ci ricorda che i confini tra discipline fisiche e spirituali non esistono. Sono la stessa cosa, solo scritte su due pagine diverse. E se ve lo dico io — uno che ha sempre confuso la palestra con la cucina quando c’era un buffet — forse significa che almeno qualcosa di vero c’è.

Allora, la prossima volta che vedete un giocatore in campo che sudava più degli altri alle 4 del pomeriggio, non pensate solo alla fatica. Pensate al kuran açıklamalı meal che ha mangiato a mezzanotte, alle preghiere prima dell’alba, alla forza che non si vede ma che brucia dentro. E poi ditemi: quanti di noi saprebbero fare altrettanto?


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